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 | Rassegna stampa: RICORDO DELLA PRIMA MARCIA ANTINUCLEARE A CREMONA |
IN MARCIA A CAORSO, 33 ANNI DOPO Il 24 aprile 1977 la marcia da Cremona a Caorso con Emma Bonino (“La Cronaca” del 25.4.2010)
...Ma pochi si ricordano che proprio da Cremona partì, per iniziativa dei radicali, la battaglia antinucleare in Italia. Esattamente 33 anni fa (era il 24 aprile 1977) si tenne la prima marcia popolare antinucleare da Cremona a Caorso. Vi partecipò, fra molti altri, anche Emma Bonino. Ecco il racconto di quell'evento attraverso quanto scritto dal cremonese Sergio Ravelli nel suo libro "Radicale ignoto".
Uno dei primi dossier che i neo deputati radicali riuscirono a portare a conoscenza dell’opinione pubblica fu quello riguardante il nuovo Piano energetico nazionale (PEN). Nel silenzio di una commissione parlamentare, senza una strategia energetica complessiva, si stava dando avvio alla costruzione di nuove centrali nucleari, almeno 4, per poi passare ad un programma più impegnativo per altri 20 (poi ridotti a 12) impianti nucleari. Preoccupati perché una decisione di tale portata potesse essere assunta senza un confronto pubblico di idee e un’informazione approfondita sulle implicazioni economiche, politiche, sulla qualità della vita e dell’ambiente, della sicurezza e la protezione sanitaria legate alla scelta nucleare, i radicali chiedevano una moratoria alle costruzioni di nuove centrali e nel contempo l’impulso immediato alle politiche di risparmio energetico e di razionalizzazione nell’utilizzo delle risorse nazionali. Da anni, da entrambe le sponde del Po, osservavamo crescere il grande impianto, che i pessimisti chiamavano il “Mostro” ed altri, confidenzialmente, “Arturo”. Localizzata nel comune di Caorso, un piccolo paese a metà strada tra Cremona e Piacenza, la centrale nucleare da 850 MW era oramai in fase di ultimazione. Con Marcello Crivellini, allora segretario regionale lombardo del Partito Radicale, e Marina Valcarenghi, sorella di Andrea e redattrice di “Re Nudo”, avevamo ispezionato per bene il percorso, da Cremona a Caorso (15 km), e da Caorso a Zerbio (4 km), la località del sito nucleare. Si poteva fare. A piedi! L’idea un po’ pazza fu quella di organizzare una “marcia popolare nonviolenta contro le centrali nucleari sul Po”, con partenza da piazza del Comune di Cremona e, dopo un paio di soste lungo il percorso, arrivo alla piazza della Rocca di Caorso, per unirci al grosso dei manifestanti e con loro proseguire fino al piazzale della centrale. La data individuata: domenica 24 aprile 1977. Unica preoccupazione, la possibile presenza di gruppi dell’Autonomia. Per questo la testa del corteo doveva essere composta soltanto dai marciatori provenienti da Cremona (in pratica tutti militanti radicali) e da “indiani” e freakettoni di “Re Nudo”.
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Più ci avvicinavamo all’evento e più fioccavano le adesioni e le partecipazioni alla marcia: Emma Bonino, Massimo Teodori, Mario Signorino, Ernesto Bettinelli, fra i radicali, Virginio Bettini, esperto ambientalista, Ezio Rovida del Movimento Lavoratori per il Socialismo, Roberto Loglio di Lotta Continua, i rappresentanti di Italia Nostra, WWF, del Comitato tecnico scientifico di Seveso e dei comitati antinucleari di mezza Italia. Ma crescevano anche le preoccupazioni per l’ordine pubblico. Due giorni prima della manifestazione, fummo convocati dal Questore di Piacenza che ci informò della presenza del 2° Celere di Padova e sulla quasi impossibilità di raggiungere il piazzale antistante la centrale nucleare. La presenza di folti gruppi dell’autonomia operaia avrebbe potuto innescare seri incidenti. Proponemmo di tenere tutti comizi nella piazza di Caorso e di valutare in loco l’opportunità di proseguire la marcia fino alla centrale. E così fu.
Dopo un sabato piovoso, passato a trovare un posto letto ai molti militanti radicali provenienti da altre città (mai più la nostra sede di via Bonomelli sarà così piena di sacchi a pelo), una splendida giornata di sole ci aspettava, fin dal mattino. Sotto l’accorta regia di Marcello Crivellini, si metteva in moto la macchina organizzativa di Paolo Carotta, militante radicale milanese. Dal suo furgone uscirono cartelloni con gli slogan più fantasiosi (ricordo quello appeso al collo di Emma: “Siamo stati cattivi, mangeremo polli radioattivi” e quello portato da un radicale cremonese. “Al contadino non far sapere quanto è buono l’uranio con le pere”), palloncini colorati, striscioni, megafoni. La nostra associazione aveva invece predisposto il vettovagliamento per la marcia, lunga e accaldata.
Dopo un breve comizio di Emma Bonino dal palco di piazza del Comune, alle 11, la marcia popolare nonviolenta prese avvio, attraversando buona parte del centro cittadino. Che spettacolo il lungo serpentone di “eroici” marciatori, con Emma in testa, percorrere viale Po verso il ponte di ferro sul grande fiume. Ma che fatica. Arrivammo verso le 17, stravolti, nella piazza di Caorso, accolti trionfalmente da oltre 4 mila persone. Il tempo di ascoltare gli ultimi interventi politici e, dopo un conciliabolo di Emma con le forze dell’ordine, ripartimmo tutti assieme verso il “Mostro”, percorrendo una piccola strada di campagna lungo le rive del Po.
Giunti sul piazzale della centrale, appena il tempo di appendere i nostri cartelli alla rete di cinta e consentire agli “indiani” di Re Nudo di inscenare i loro balli propiziatori, che si levarono i primi slogan duri e violenti dal settore occupato dagli autonomi. Ci pensò Emma Bonino, strappando di mano il megafono ad un incerto Massimo Teodori, a dichiarare conclusa la manifestazione e ad intimare il dietro-front a tutti!
Dopo qualche giorno, nel guardare attentamente le foto scattate davanti alla centrale, ci accorgemmo della presenza di alcuni “cecchini” appostati sugli edifici interni dell’impianto nucleare. Pronti per la bisogna!
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Postato da sergio_ravelli Martedì, 27 aprile 2010 @ 14:41:08
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