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 Rassegna stampa: LA SITUAZIONE DEL CARCERE DI CA' DEL FERRO A CREMONA

CARCERE DI CREMONA AL COLLASSO
IN 330 OLTRE LE SBARRE, CA’ DEL FERRO DA RECORD
A FERRAGOSTO RADICALI E PARLAMENTARI IN VISITA
(La Provincia del 28.7.2010)

I radicali ci saranno tutti: da Sergio Ravelli, storico rappresentante cremonese del partito fondato da Marco Pannella, a Maurizio Turco, uno dei nove parlamentari radicali eletti nelle liste del Partito Democratico, un politico da sempre mobilitato sul fronte carceri ma anche su altre questioni che riguardano Cremona, ad esempio il caso Tamoil. Potrebbe esserci anche Luciano Pizzetti, il deputato del Pd, insieme ad altri esponenti locali di quel partito. Del resto lo scorso anno ad accompagnare Ravelli sono stati lo stesso Pizzetti e Maura Ruggeri.
Ieri Ravelli, che è presidente del comitato nazionale, ha confermato che la visita presso la casa circondariale di via Cà del Ferro è in preparazione. L’esponente radicale ha anche confermato la difficoltà, a poter documentare le condizioni interne alle carceri, a Cremona come altrove. “Una volta bastava il via libera del direttore della struttura per poter filmare o fotografare qualcosa all’interno del carcere. Adesso serve l’espressa autorizzazione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) che però raramente la concede. Noi, per dirne una, non siamo mai riusciti ad avere quell’autorizzazione”. In questi giorni tutti i principali esponenti radicali, in vista delle visite che avverranno a Ferragosto, si sono mobilitati ed hanno preso posizione su vari organi di stampa per riportare il tema sotto i riflettori. Purtroppo la cronaca è tornata d occuparsi della situazione nelle carceri per via dell’incremento impressionante dei casi di suicidio. In troppe città i carcerati vivono in condizioni disumane. Si tratta di un’emergenza vera. (g.gugl.)

Postato da sergio_ravelli Mercoledì, 28 luglio 2010 @ 18:47:43

 Documenti: COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI: LA MOZIONE

COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI:
LA MOZIONE GENERALE APPROVATA

Il Comitato nazionale di Radicali Italiani, riunito a L’Aquila-Ovindoli il 2, 3 e 4 luglio 2010, udite le relazioni del Segretario e del Tesoriere, le approva.
Il Comitato ribadisce l’attualità delle ragioni alla base della scelta di svolgere i suoi lavori all’Aquila. La cancellazione da parte delle principali testate giornalistiche, di carta stampata e radiotelevisiva, delle loro lotte e rivendicazioni conferma che la principale arma utilizzata dal Regime italiano per conservare gli attuali assetti di potere è la censura delle voci realmente alternative e dissenzienti. Quanto avvenuto in Abruzzo -dal dissesto idrogeologico alla mancata prevenzione, dall'edilizia fuori norma ai controlli mancati e l’elusione delle procedure- rappresenta una tragica conseguenza della sessantennale distruzione nel nostro Paese della democrazia e dello Stato di diritto. È il monito sulla “peste italiana” che i radicali hanno denunciato alle elezioni europee del 2009 indossando la stella gialla e che, nel solco tracciato dal Consiglio Generale del Partito Radicale nonviolento del maggio scorso, impegna Radicali Italiani all’attivazione delle giurisdizioni nazionali, comunitarie e internazionali per l’affermazione ed il rispetto in Italia dei diritti umani, civili e politici fondamentali.
Il Comitato saluta l’impegno della comunità aquilana e la sua capacità di organizzarsi e proporre alternative come un primo segnale di quella rivolta nonviolenta, legalitaria, democratica che costituisce l'unica reale possibilità di alternativa al regime partitocratico, che usurpa le istituzioni e occupa i nostri territori. Auspica che gli Aquilani possano ottenere l’istituzione della “zona franca” ed il ripensamento delle misure governative in materia di sospensione del pagamento delle imposte. Nel rilevare che gli interventi del piano C.a.s.e hanno violentemente alterato il rapporto tra territorio e nuclei urbani storici, impegna gli organi del movimento a coinvolgere i soggetti più qualificati in materia urbanistica e di pianificazione territoriale per predisporre strumenti normativi ordinari volti alla conservazione ed al restauro, facendo tesoro del patrimonio di conoscenza e di buone pratiche elaborate nella lunga storia italiana delle ricostruzioni ed ai criteri del minor consumo del suolo nonché della pubblicità tramite internet di tutte le informazioni, ivi compresa la rendicontazione di spese e finanziamenti.

Postato da sergio_ravelli Lunedì, 05 luglio 2010 @ 23:58:39 - Continua...

 Documenti: LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI LOCALI E AI SINDACI

LETTERA APERTA
AI PARLAMENTARI LOCALI, AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA, AI SINDACI DI CREMONA E CREMA

Da tempo il Presidente del Tribunale di Cremona dott. Carlo Maria Grillo ed il Procuratore della Repubblica dott. Roberto di Martino denunciano carenze di personale che indeboliscono in modo allarmante queste istituzioni essenziali per dare giustizia e sicurezza ai cittadini. Si è tornati a dibattere di questo problema sulla stampa locale dopo l’incontro che l’on. Maurizio Turco ha avuto coi due Magistrati nella loro sede a Cremona. Si è dato molto spazio al diniego di considerare Cremona sede disagiata. Gli incentivi di stipendio e carriera che si sarebbero così ottenuti avrebbero, molto probabilmente assicurato il mantenimento del pieno organico dei magistrati nella nostra città. Non avrebbero però posto rimedio ad una debolezza strutturale dell’apparato giudiziario complessivo di Cremona e della sua provincia. Debolezza costituita dalle ridotte dimensioni dei due Tribunali e delle due Procure che vi si trovano a Cremona e Crema (attualmente, la dotazione organica del Tribunale di Cremona è di 13 magistrati, mentre quella del Tribunale di Crema è di soli 7 magistrati). Entrambe le strutture giudiziarie sono ben sotto il limite considerato minimo indispensabile per una conduzione dei compiti istituzionali efficiente ed al riparo di aleatorietà circa la disponibilità di personale. Aleatorietà che sono inevitabili negli uffici con organici troppo ridotti. L’accorpamento dei due complessi di Cremona e Crema raggiungerebbe appena questa dimensione minima (20 magistrati, appunto) e avrebbe inoltre il pregio di aumentare l’efficienza del sistema riducendone i costi a parità di prestazione. Questo si deduce da uno studio effettuato dal Consiglio Superiore della Magistratura. Ci sono tutte le ragioni per pretendere dai parlamentari, primi quelli della maggioranza, che rappresentano i cittadini della Provincia di Cremona, la realizzazione urgente di questo rafforzamento dell’apparato giudiziario che interessa i loro elettori accorpando Tribunali e Procure di Cremona e Crema. Il processo avviato con le indagini su TAMOIL rischia di insabbiarsi prima di aver individuato e portato in giudizio i responsabili dei gravi inquinamenti di suolo e di aria. Perché siano loro a pagare secondo giustizia e non i cittadini che sarebbero vittime per la seconda volta dei loro reati. Prima inquinati e poi costretti a bonificare l’ambiente a loro spese. A Cremona e provincia non c’è solo la microcriminalità a richiedere contrasto da parte di istituzioni giudiziarie e di polizia forti. Ci sono pesanti minacce e notizie di reato verso l’ambiente, ma anche da parte della criminalità organizzata di stampo mafioso, il cui insediamento territoriale risulta sempre più preoccupante; inoltre persone collegate ad organizzazioni terroristiche islamiche sono state scoperte, ma è prudente non abbassare la guardia. Questi sono a Cremona i poteri forti a contrasto dei quali i politici devono rafforzare le Istituzioni. Di fronte alla necessità di provvedimenti come questo però é forte per i politici la tentazione di rafforzare non le Istituzioni, ma sé stessi, quindi i partiti. Cavalcare campanilismi, anche se dannosi e superati dalle necessità dei tempi, può sembrare più facile e redditizio in termini di voti e popolarità. Allora si provvede ad eludere i problemi sviando l’attenzione su falsi obbiettivi. Tutto possibile anche in questo caso, ma solo con la connivenza del sistema dell’informazione al quale facciamo appello perché aiuti i cittadini a capire cosa sia giusto fare per il bene comune.
Ermanno de Rosa e Sergio Ravelli dell'Associaizone radicale Piero Welby di Cremona

Postato da sergio_ravelli Venerdì, 25 giugno 2010 @ 13:44:19

 Processo a Riccio: MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE DI CREMONA

Dopo l’esclusione di Cremona nell’elenco trasmesso al Csm. Turco farà un ordine del giorno
SEDE DISAGIATA: I RADICALI ACCUSANO ALFANO
(La Provincia del 20.6.2010)

Appreso “con stupore” che il ministro della Giustizia Angelino Alfano, non ha inserito Cremona nell’elenco delle “sedi disagiate” trasmesso al Consiglio superiore della magistratura, reduci dall’incontro di venerdi con il presidente del tribunale, Carlo Maria Grillo, e con il procuratore della Repubblica, Roberto di Martino, i leader dei radicali, Sergio Ravelli ed Ermanno de Rosa, e il deputato Maurizio Turco porteranno il “caso Cremona” a Roma. “Turco ha intenzione di fare un ordine del giorno sulla manovra finanziaria. Un ordine del giorno più in generale sulla situazione della giustizia del Paese, che ha bisogno di un potenziamento delle risorse e di più investimenti, partendo dalla situazione che abbiamo riscontrato a Cremona”, ha spiegato Sergio Ravelli. Una situazione “di emergenza della giustizia, c’è un rischio collasso con conseguenze inevitabili sulle indagini in corso”, avevano evidenziato venerdi i rappresentanti politici dei radicali nel constatare che il tribunale rischia la paralisi, a fronte del trasferimento di sei giudici, tra i quali il presidente di sezione, Grazisa Lapalorcia, (ne arriveranno solo due, di cui una però in maternità) quando la pianta organica ne prevede undici, più il presidente di sezione e il presidente del tribunale. “Nelle valutazioni del Csm, perché un tribunale funzioni occorrono almeno venti giudici. Sulla carta Cremona ne ha tredici, Crema ne ha sette”, hanno osservato i leader dei Radicali, per i quali è sconcertante che il ministro Alfano non abbia preso in considerazione la richiesta di dichiarare Cremona “sede disagiata”. (f.mo.)

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Postato da sergio_ravelli Domenica, 20 giugno 2010 @ 14:24:29

 Rassegna stampa: MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE DI CREMONA


“INDAGINE TAMOIL: CINZIA SIAMO CON TE”
Il deputato Turco: ‘Vogliamo il processo.
Chiudere la fabbrica e bonificare il territorio’
(La Provincia del 19.6.2010)

La premessa: “A Cremona abbiamo trovato una situazione che è nella media del disastro della situazione italiana, piena di sedi disagiate”. La richiesta: “Noi vogliamo il processo alla Tamoil”. L’incoraggiamento: “Forza Cinzia”, vale a dire Cinzia Piccioni, il sostituto procuratore che dal 2007 indaga sull’inquinamento ambientale. Per lei, che a fine anno se ne andrà via, ma che entro l’estate è intenzionata a chiudere l’indagine, tifa Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del Pd, ieri accompagnato da Sergio Ravelli, Ermanno de Rosa ed altri radicali dal presidente del tribunale Carlo Maria Grillo e dal procuratore Roberto di Martino. Circa il mancato inserimento nella lista delle sedi disagiate, nella conferenza stampa fatta davanti al palazzo di giustizia, De Rosa ha evidenziato come “nelle valutazioni del Csm, perché un tribunale funzioni servono almeno venti magistrati. Sulla carta Cremona ne ha tredici, Crema sette. I piccoli tribunali hanno cause di inefficienza che non possono più essere accettate”. Per De Rosa, ma non solo per lui, una soluzione sarebbe l’accorpamento dei piccoli tribunali. Bisognerebbe ridisegnare la mappa, ma ogni volta che si parla di accorpamenti, prevalgono i campanilismi. Turco è tornato sul caso Tamoil. “Va rilevata un’attività di sponsorizzazione della Tamoil a vari settori della città che non comprendono le poste in gioco – ha detto Turco -. Non ho difficoltà a parlare di omicidi, di tutto quella che è accaduto e che dovrà accadere. Sin dall’inizio abbiamo posto il problema del risarcimento del danno alla città: non solo per chi è morto in fabbrica, ma per i cittadini che sono morti a causa dell’inquinamento. Risarcimento vuol dire chiudere la fabbrica e bonificare il territorio. Noi dal processo vogliamo questo”. L’onorevole Turco e i radicali cremonesi si aspettano che “La Provincia, il Comune e gli enti vari sponsorizzati da Tamoil si costituiscano parte civile al processo. Vogliamo che sulla Tamoil si metta la parola fine: basta con il silenzio e l’omertà. Vogliamo che un futuro diverso. Siamo e saremo qui per accompagnare Cinzia”. F. Morandi

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Postato da sergio_ravelli Sabato, 19 giugno 2010 @ 11:52:08

 Rassegna stampa: MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE DI CREMONA


IL COLLOQUIO CON IL PRESIDENTE GRILLO E IL SOSTEGNO AL PM PICCIONI SUL “CASO TAMOIL”
(La Cronaca del 19.6.2010)

Sul problema della mancanza di magistrati nel Tribunale di Cremona sono intervenuti anche Radicali, che ieri si sono incontrati con il presidente Carlo Mario Grillo e con il procuratore Roberto di Martino. “In un lungo colloquio”, ha riferito Sergio Ravelli, presidente del Comitato nazionale di Radicali Italiani, “abbiamo parlato dell’emergenza giustizia e del rischio collasso del Tribunale e della Procura, una situazione grave che potrebbe compromettere le inchieste e i processi in corso”. “Oltre alla mancanza di magistrati”, hanno sottolineato Ravelli ed Ermanno de Rosa, segretario dell’Associazione radicale Piero Welby di Cremona, “c’è anche da considerare la sofferenza del personale amministrativo”. “La situazione del Tribunale di Cremona è nella media del disastro che si riscontra nella giustizia italiana”, ha commentato a sua volta il deputato radicale Maurizio Turco, che è entrato nel merito dell’inchiesta sulla raffineria Tamoil. “Vogliamo che il processo alla Tamoil si faccia, siamo qui per sostenere il sostituto procuratore Cinzia Piccioni affinché chiuda le indagini. Abbiamo rilevato un’attività di sponsorizzazione della Tamoil in diversi settori della città che non riescono a comprendere la posta in gioco”. “Non ho difficoltà a parlare di omicidi”., ha continuato Turco, “per tutto quello che è accaduto e per tutto quello che dovrà ancora accadere. Bisogna garantire un risarcimento ai lavoratori e ai cittadini, chiudere la fabbrica e bonificare quel territorio. Vanno accertate le responsabilità penali e stabiliti i risarcimenti civili. Basta con il silenzio e l’omertà, vogliamo un futuro diverso, vogliamo che sulla Tamoil venga messa la parola fine”. S. Pizzorni

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Postato da sergio_ravelli Sabato, 19 giugno 2010 @ 11:49:02

 Rassegna stampa: MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE DI CREMONA

TAMOIL, RADICALI DI NUOVO SOTTO IL TRIBUNALE
Ravelli: "Vogliamo un incontro
con Grillo e di Martino"
(La Provincia del 4.6.2010)

Caso Tamoil e carenza di magistrati: per i Radicali due nodi decisivi e intrecciati che possono rappresentare un mix deleterio per un'inchiesta, quella sullo stabilimento cremonese del gruppo libico, considerata essenziale per la salute di chi lavora nella raffineria e dei cittadini cremonesi. Per questo Sergio Ravelli, storico leader dei radicali cremonesi, e un drappello di compagni di partito, incluso il deputato Maurizio Turco (radicale eletto nelle liste del Partito Democratico), tornano a manifestare sotto il palazzo di giustizia. Lo faranno la mattina di sabato 16 giugno. "Stavolta con un obiettivo preciso: incontrare il presidente del Tribunale Carlo Maria Grillo e il procuratore della Repubblica, Roberto di Martino", ha spiegato ieri Ravelli. Sul fronte Tamoil e sulle questioni collegate alla vicenda della raffineria - a cominciare dagli studi epidemiologici - i Radicali sono stati molto determinati e molto battaglieri. Di recente Ravelli e Ermanno de Rosa hanno incontrato i vertici dell'Asl di Cremona dai quali hanno avuto notizia dell'avvio di uno studio sui dipendenti Tamoil che dovrebbe realizzarsi nel corso del 2011. In molti si augurano che esso possa rappresentare un primo punto fermo per capire quale relazione c'è tra l'attività produttiva e la salute di chi gravita intorno alla raffineria.

Postato da sergio_ravelli Mercoledì, 16 giugno 2010 @ 14:21:17

 Rassegna stampa: SEPOLTURA DEI FETI: LETTERA DI ERMANNO DE ROSA

QUEL FUNERALE DEI FETI FRUTTO DI UN
NEGOZIO POLITICO DI BASSA LEGA
(“La Cronaca” del 4.6.2010)

È il “primo venerdì del mese” e, per la seconda volta a Cremona, l’associazione “difendere la vita con Maria” va al cimitero ad esercitare la sua missione seppellendo prodotti abortivi ottenuti in concessione dal Comune con l’incarico di provvedere al servizio di prelievo, trasporto e sepoltura di questo materiale. Sembra appurato che si celebri una sorta di rito religioso e vengano apposte lapidi a memoria. Niente di più delicato per la possibilità di ferire la sensibilità di molti, ma soprattutto di aggiungere angoscia ad angoscia in chi è stato costretto ad un passo difficile e sofferto. Non è ancora dato di sapere il motivo di questo conferimento di incarico ad un privato che non sembra adatto a garantire i diritti di ogni cittadino indipendentemente dall’etnia, dal credo religioso e dalle convinzioni etiche come l’istituzione pubblica è tenuta a fare. Non si sa nemmeno quanti degli interessati abbiano dato il consenso a tutto questo. La sola ipotesi per ora non smentita è che si tratti di un negozio politico che non si preoccupa del buon nome delle istituzioni coinvolte, né di quella che dovrebbe essere laica né di quella religiosa. Uno scempio di credibilità delle istituzioni che comincia a trovare qualche eco oltre la denuncia dei Radicali di questa peste italiana: su questi fatti una interrogazione di Annamaria Abbate per il PD al Comune di Cremona ha fatto eco a quella di Maria Antonietta Farina Coscioni ai ministri della Salute, della Giustizia e dei rapporti con le Regioni.
Ermanno de Rosa, segretario dell'Associazione radicale Piero Welby

Postato da sergio_ravelli Mercoledì, 16 giugno 2010 @ 14:05:45

 Documenti: 120° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL PRIMO PARTITO RADICALE

PRIMA ASSEMBLEA RADICALE
- Roma, Teatro Costanzi, maggio 1890 -
“Patto di Roma”, ovvero il programma di democrazia radicale (steso in gran parte da Felice Cavallotti)


Gli obiettivi della lotta:
- nessuna ingerenza della Chiesa nella vita dello Stato, nessuna conciliazione o concordato, bastando ampiamente il principio della libertà religiosa e le leggi ordinarie;
- la consultazione della nazione, quando fossero stati in gioco interessi e decisioni supremi;
- l'indennità ai deputati, per permettere anche ai meno abbienti di accedere a ruoli dirigenti;
- la possibilità di convocare il parlamento in casi urgenti o per atti gravi del governo, anche in tempo di vacanze e di chiusura di sessione;
- la rivendicazione di tutti i diritti di riunione, di associazione, di stampa;
- una legge speciale sulle responsabilità dei ministri, l'esclusione dei membri del governo dal voto di fiducia, il divieto del cumulo dei ministeri nella stessa persona;
- il mantenimento al potere centrale solo di poche fondamentali competenze, decentrando tutto il resto, giacché la tutela accentratrice, eccessiva, provoca la paralisi della vita generale;
- lo snellimento della burocrazia e l'eliminazione dei ministeri inutili;
- l'ideale di una Roma laica e civile, capitale della scienza e della democrazia, con richiami alla 'terza Roma' di Mazzini e alla tradizione illuministica e rivoluzionaria (che il grande sindaco democratico Ernesto Nathan cercò di realizzare, spesso riuscendovi, nel primo decennio del Novecento, n.d.r.);
- l'indipendenza della magistratura, la semplificazione del processo civile, il gratuito patrocinio per i poveri, la giuria nei processi politici, l'indennità ai cittadini ingiustamente accusati e colpiti;
- l'abolizione della pena di morte e la revisione del codice penale;
- l'educazione gratuita ai poveri e meritevoli dall'asilo all'Università, l'istruzione laica e obbligatoria per i primi cinque anni delle elementari, l'autonomia piena delle Università;
- la riduzione della ferma e delle spese militari, considerando tutti i cittadini militi, non soldati;
- le otto ore di lavoro, la cassa pensioni per la vecchiaia e gli infortuni, l'istituzione di camere del lavoro e di collegi di probi viri, sanzioni per gli imprenditori imprevidenti, con l'obbligo del risarcimento danni;
- l'esenzione dal dazio dei beni di prima necessità, l'imposta unica e progressiva;
- un vasto programma di lavori pubblici, la bonifica della terra, con la redenzione dell'agro pontino e la trasformazione della valle padana;
- un argine agli abusi anche della manomorta laica, espropriando le terre incolte, incamerando quelle mal coltivate, con concessioni dirette agli agricoltori, alle cooperative, alla piccola proprietà;
- lotta all'emigrazione;
- fratellanza latina con la Francia, divenuta repubblica laica e democratica, simbolo degli obiettivi della politica radicale e riferimento delle speranze progressiste, amicizia cordiale con l'Inghilterra;
- opposizione all'imperialismo e al colonialismo, alla luce della pregiudiziale sacra alle generazioni del Risorgimento del rispetto delle nazionalità, anche di colore, e della priorità dei problemi interni;
- gli Stati Uniti d'Europa, che non dovevano escludere l'amore della patria e la difesa accalorata della propria nazionalità;
- l'emancipazione della donna, con l'allargamento del diritto di voto ad esse e la lotta contro la prostituzione e le case di tolleranza.

NOTA: Il Partito Radicale si costituì formalmente come tale proprio nel 1890, primo dei partiti politici in senso moderno, seguito poi, nel 1892, dal Partito Socialista e, nel 1895, dal Partito Repubblicano. L'ideale di Cavallotti e dei democratici radicali, di estrazione garibaldina, è il "Partito delle mani nette", che vive soltanto delle sottoscrizioni degli aderenti o 'militanti', quasi "oboli dei credenti laici".

Postato da sergio_ravelli Martedì, 01 giugno 2010 @ 14:02:05

 Rassegna stampa: ARTICOLO DEL QUOTIDIANO "LIBERO"

TUTTI CI INCIAMPANO
TOLTA LA LAPIDE-SCULTURA
("Libero" del 22.5.2010)

CREMONA - Qualcuno è inciampato, qualcun altro ha scrollato la testa davanti a quella lunga scritta criptica, i radicali hanno pensato addirittura ad una denuncia: “Questa è una barriera architettonica”. Morale: il cippo comparso in piazza Stradivari, a due passi dal Torrazzo, è stato rimosso in meno di 24 ore. La lapide, in realtà, è una scultura. Un’iniziativa che rientra in ‘Gemine Muse’, manifestazione tesa a valorizzare l’espressività giovanile. Uno degli artisti in mostra, Gianluca Ferrari, ha installato sagome umane di carta sugli alberi. Matteo Colombini, invece, ha pensato alla Cremona medievale e alle impiccagioni che avvenivano in piazza del Capitano. Colombini ha rielaborato un racconto su come i detenuti in attesa di giudizio vivessero in condizioni disumane. Celle luride, poco o nulla da mangiare. Il testo è stato scolpito su una lapide, collocata davanti agli otto scalini che dalla piazza conducono al cortile del Palazzo comunale. Un punto strategico. Non solo perché lì, il mercoledì e il sabato si svolge il mercato, ma anche perché il passaggio dei pedoni è continuo. Si è subito formata una coda di curiosi. I depliant informativi sull’opera d’arte sono andati esauriti in un amen. Per i commenti più disparati. “Quella scultura starebbe meglio al cimitero”, è sbottata Barbara, dipendente comunale. “A me invece piace molto: è originale”, ha replicato una turista torinese. Un anziano ha letto e riletto il testo. Inutilmente: “Cosa significa?”. Furente Sergio Ravelli, il leader storico dei radicali cremonesi, ciclista irriducibile. “Quel cippo è pericoloso: mentre le altre città abbattono le barriere architettoniche, Cremona se ne inventa una involontaria”. Le proteste sono salite sino allo studio del sindaco Oreste Perri che ha mandato il suo capo di gabinetto, Walter Montini, a verificare di persona la situazione. Rapido sopralluogo, un paio di telefonate (una agli organizzatori della manifestazione, l’altra al marmista) e decisione lampo: ieri pomeriggio la lapide è stata spostata dall’area degli scalini e sistemata a ridosso delle mura comunali. Dove non può fare danni ma è ugualmente bene in vista. Una cosa è certa: se il giovane artista voleva far parlare di sé e del suo talento, c’è perfettamente riuscito. (G. Bazoli)

Postato da sergio_ravelli Sabato, 22 maggio 2010 @ 15:20:03

 Rassegna stampa: INCONTRO COL DIRETTORE GENERALE DELL'ASL DI CREMONA

Tamoil. Compagnoni (Asl) incontra i Radicali
‘IL TEST EPIDEMIOLOGICO ENTRO LA FINE DEL 2011
(La Provincia del 18.5.2010)

Gli esami epidemiologici si faranno. Riguarderanno soltanto i dipendenti e si concluderà entro la fine del prossimo anno. Dopo due tentativi a vuoto forse è arrivata l’occasione buona per capire, una volta per tutte e tramite dati oggettivi, incontrovertibili, se e in che misura lavorare alla Tamoil pregiudica la salute: dallo sviluppo di patologie alla presenza di fattori di rischio. La svolta è stata ufficializzata nella tarda mattinata di ieri, nel corso dell’incontro avvenuto negli uffici di via San Sebastiano tra il direttore generale dell’Asl, Gilberto Compagnoni e due esponenti di Radicali Italiani, Sergio Ravelli e Ermanno de Rosa, che prima e dopo lo scambio di vedute con Compagnoni hanno presidiato i cancelli dell’Asl con cartelli a tracolla. “Compagnoni ci ha spiegato che sarà coinvolto l’assessorato regionale alla Salute e che gli esami saranno condotti in accordo con la clinica del lavoro dell’Università di Milano, alla quale spetta il compito di redigere lo studio, che va chiuso entro la fine del prossimo anno. Detto questo – spiega Ravelli – noi non siamo per niente ottimisti: il nulla di fatto degli studi epidemiologici annunciati dai precedenti direttori generali non lascia certo ben sperare. Il punto centrale, gli sviluppi importanti, riguardano l’inchiesta della magistratura. Il procuratore di Martino nei giorni del suo insediamento ha parlato di Cremona come di una città con gravi problemi ambientali. E ha detto chiaro e tondo che la magistratura ha dovuto supplicare alla latitanza di alcuni enti. Noi crediamo che ci siano davvero molte cose che non vanno. Un esempio? Il fatto che alcuni dipendenti della Tamoil presentino tassi di benzene nelle urine sei volte oltre la media è stat una notizia emersa nel corso dell’indagine della procura. Perché chi è chiamato a svolgere le normali analisi sui dipendenti non ha comunicato tutto questo all’Asl?” Poi il discorso di Ravelli e de Rosa si allarga a una valutazione complessiva della situazione a Cremona. “Non siamo ottimisti – spiegano i due esponenti radicali – perché temiamo che la vicenda Tamoil si leghi ancora una volta al riassetto di equilibri politici a livello regionale. Anche il fatto che il pm Cinzia Piccioni (il magistrato che ha la titolarità dei vari filoni di indagine su Tamoil, ndr) lasci Cremona non aiuta. Anche per questo a metà giugno torneremo a presidiare con un sit-in il palazzo di giustizia insieme al deputato Maurizio Turco. Vogliamo sollecitare la magistratura. Verificare i progressi dell’indagine”. Che altro ha detto Compagnoni? “Ha annunciato l’avvio di un secondo studio epidemiologico per valutare l’impatto generale dell’industria sul territorio. Verrà realizzato entro tre anni. Ci sono fenomeni quali la crescita dell’asma nei bambini che preoccupano e che potrebbero essere rilevati da questa indagine. Compagnoni ha anche detto che entro la fine dell’anno sarà istituito il registro dei tumori, che ha avuto una gestazione molto lunga. Noi lo chiediamo da decenni. Adesso vedremo se queste parole saranno un mero effetto annuncio; se tutto, come temiano, sarà diluito nel tempo senza cambiare le cose. Anche per questo le nostre attenzioni sono concentrate sui magistrati. Tutti i filoni dell’inchiesta Tamoil ci risulta siano terminati. Aspettiamo le decisioni”. (G. Guglielmone)

Postato da sergio_ravelli Mercoledì, 19 maggio 2010 @ 14:24:50

 Incontri e iniziative: INCONTRO COL DIRETTORE GENERALE DELL'ASL DI CREMONA

INDAGINE EPIDEMIOLOGICA: CHI LA VISTA?
I RADICALI INCONTRANO IL DIRETTORE GENERALE DELL’ASL GILBERTO COMPAGNONI

- 25 luglio 2007: il direttore generale dell’Asl Andrea Belloli da l’annuncio dell’avvio di uno studio epidemiologico-ambientale sui soci delle Canottieri in grado di fornire preziose indicazioni sull’incidenza dell’inquinamento Tamoil. Dopo contatti con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, si annuncia per settembre 2007 la definizione del protocollo d’indagine a cui farà seguito l’avvio dello studio epidemiologico vero e proprio.
- Gennaio 2008: il direttore Belloli viene sostituito da Walter Locatelli. L’iniziativa avviata da Belloli non ha seguito. Il nuovo direttore costituisce nel marzo 2008 un gruppo di lavoro interno per la stesura di un protocollo per l’avvio dello studio sui frequentatori di una società canottieri. Ma l’iniziativa non ha seguito per difficoltà nella scelta del campione dei soggetti da sottoporre ad indagine epidemiologica.
- Agosto 2009: al direttore generale Locatelli subentra Gilberto Compagnoni.
- Aprile 2010: la magistratura inquirente, dopo la manifestazione radicale davanti al Tribunale del 30 marzo, fa il punto, tramite la stampa locale, sull’inchiesta Tamoil: sul versante “salute” è stata completata l’analisi delle cartelle cliniche dei 315 lavoratori Tamoil. Il benzene risulta a livello 300/350 microgrammi (mentre il livello medio è pari a 50 e quello molto-alto è pari a 500 microgrammi).
Al momento non si hanno più notizie circa l’indagine epidemiologica da parte dell’ASL. Per questo i responsabili dell’Associazione radicale Piero Welby di Cremona, Ermanno de Rosa e Sergio Ravelli, hanno chiesto di incontrare il Direttore Generale dell’Asl Gilberto Compagnoni.
L’incontro si terrà Lunedì 17 maggio alle ore 10,30 presso la sede della Direzione Generale. Alle ore 11,30 gli esponenti radicali terranno di fronte la sede della Direzione ASL (via S. Sebastiano 14) una conferenza stampa sugli esiti dell’incontro.

Postato da sergio_ravelli Domenica, 16 maggio 2010 @ 23:19:45

 Rassegna stampa: INCONTRO PUBBLICO SUL TEMA: NUCLEARE NO GRAZIE!

I PERCHE’ DI UN ‘NO’ RAGIONATO AL NUCLEARE
La deputata radicale Zamparutti: “Il modello francese? Un fiasco”
(La Cronaca dell'15.5.2010)

La battaglia decennale dei radicali contro il nucleare tra il 1977 e il 1987, la convenienza – o, in questo caso, la non convenienza – delle attuali politiche atomiche e le possibili alternative energetiche fornite dal rinnovabile. Di tutto ciò si è parlato ieri pomeriggio nella sala conferenza di Palazzo Cattaneo, dove i radicali cremonesi hanno organizzato un incontro pubblico con la partecipazione delle deputata radicale in commissione Ambiente, Elisabetta Zamparutti, di Marco Pezzoni, già deputato ed esponente del coordinamento CreaFuturo, e di Sergio Ravelli, presidente del comitato nazionale di Radicali italiani. Presieduta dal segretario dell’Associazione radicale Piero Welby, Ermanno de Rosa, la conferenza ha visto la presentazione di un dettagliato dossier, “Siamo stati troppo cattivi, mangeremo pesci radioattivi – cronistoria di una lotta radicale contro la centrale nucleare di Caorso”, nel quale sono state ripercorse attraverso vecchi articoli di giornale le tappe della battaglia – dapprima esclusivamente radicale, successivamente trasversale sul piano politico e sociale -, contro il nucleare a livello locale, a partire dalla storica marcia da Cremona a Caorso del 24 aprile 1977, con Emma Bonino in testa. Un pretesto, il dossier curato da Sergio Ravelli, per esprimere nuovamente la contrarietà dei radicali nei confronti di un ritorno al nucleare, “un ‘no’ ragionato, non meramente ideologico”, secondo Ravelli. E’ conveniente costruire centrali nucleari impegnando 30 miliardi per soddisfare, a partire dal 2020, il 25% dei consumi elettrici attuali che corrispondono solo al 4,5% dei consumi finali di energia? Esistono alternative in grado di permettere il raggiungimento e il superamento degli stessi obiettivi? I dubbi dei radicali sono chiari e provocatori… “C’è bisogno di stimolare l’opinione pubblica – a proseguito la Zamparutti -, prestando parallelamente attenzione all’efficienza energetica e alla ricerca, anche quella riguardante il nucleare, utile in futuro, non con le modalità attuali. Ricordiamo, poi, che il modello nucleare francese, menzionato spesso tra gli esempi positivi, è un fiasco dal punto di vista industriale e non ha risolto il problema dell’indipendenza energetica. Inoltre, per tutti coloro che si attivono con il nucleare, c’è il problema dello smaltimento delle scorie”.

Postato da sergio_ravelli Domenica, 16 maggio 2010 @ 23:00:08

 Rassegna stampa: SEPOLTURA DEI FETI E DEGLI EMBRIONI

La deputata Farina Coscioni (Radicali)
ha presentato un’interrogazione.
I RADICALI CHIEDONO UN’INDAGINE DEL MINISTRO SUI ‘FUNERALI' AI FETI
(La Provincia del 14.5.2010)

Mentre infuriano le polemiche sulla sepoltura dei feti, i Radicali, battendo tutti sul tempo, hanno sollevato il caso in Parlamento. Ieri infatti, l’onorevole Maria Antonietta Farina Concioni, segretario della Commissione Affari Sociali della Camera e co-presidente dell’Associazione ‘Luca Concioni per la libertà di ricerca scientifica’, ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri della salute, della giustizia e dei Rapporti con le Regioni. Che parte dalle norme del decreto presidenziale del 10 settembre 1990 sulla sepoltura dei feti di età inferiore alle venti settimane. Poi si accenna alle modifiche introdotte dal consiglio regionale della Lombardia. L’interrogante illustra quanto è avvenuto a Cremona, cioè il rito religioso per i feti abortiti per giungere alla conclusione che ‘esiste un chiaro nesso casuale tra la presenza di associazioni antiaboriste e le convenzioni con esse stipulate da parte delle strutture del servizio sanitario nazionale, quali ‘Difendere la vita con Maria’ e l’altissima percentuale di medici obiettori’. L’onorevole Farina Concioni chiede quindi ‘se i ministri intendano svolgere una indagine presso l’Azienda ospedaliera di Cremona e della Regione Lombardia al fine di verificare l’eventuale violazione delle norme di legge, prendere gli opportuni provvedimenti e ripristinare i diritti previsti dalla normativa di riferimento’. Sempre ieri, Maria Antonietta Farina Concioni e Sergio Ravelli, presidente del comitato nazionale di Radicali Italiani, hanno quindi dichiarato: “Denunciamo quella che è a tutti gli effetti una vergognosa speculazione, un’inaccettabile violenza nei confronti delle donne. La regione Lombardia ha approvato una normativa in aperto conflitto con quella nazionale e col decreto successivamente varato dal presidente della Repubblica. La regione formigoniana ha modificato le procedure prevedendo che questo trattamento possa avvenire anche nei casi in cui la richiesta non sia avanzata”. (G. Bruschi)

Postato da sergio_ravelli Domenica, 16 maggio 2010 @ 22:55:16

 Galleria fotografica: MANIFESTAZIONE DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE


REGIONE ABUSIVA !
Il Consiglio regionale lombardo e il Presidente Formigoni sono stati eletti illegalmente

I Radicali manifestano davanti alla sede della Regione - in occasione della prima seduta del Consiglio per la convalida dell'elezione a Presidente per il quarto mandato consecutivo - per denunciare le illegalità e lo sfascio delle istituzioni democratiche e dello Stato di diritto.
Già depositati 3 ricorsi giudiziari.

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Postato da sergio_ravelli Mercoledì, 12 maggio 2010 @ 14:28:43

 Rassegna stampa: SEPOLTURA DEI FETI E DEGLI EMBRIONI

SEPOLTURA FETI, IL MAGISTRATO:
ULTERIORE PUNIZIONE PER LA DONNA
I Radicali ricordano le argomentazioni del
giudice che nel 2007 respinse il ricorso
contro il regolamento regionale che obbliga
alle esequie anche sotto la 20esima settimana
(“La Cronaca” dell'11.5.2010)

....e mentre per il momento l'assessore alla partita tace e annuncia per oggi un comunicato stampa, torna a parlare Sergio Ravelli, rappresentante dei radicali cremonesi che ricorda: "All’indomani dell’approvazione (6.2.2007) da parte del Consiglio regionale della Lombardia delle modifiche al 'Regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali' con riferimento alle procedure per la sepolture dei feti sotto le 20 settimane, i radicali milanesi, assieme al dottor Silvio Viale, presentarono un esposto alla Procura di Milano contro tale provvedimento per violazione della privacy e della legge 194. Nel documento con il quale chiede l’archiviazione dell’esposto radicale, il sostituto procuratore Marco Ghezzi esclude che vi siano ipotesi di reato ma solleva il seguente pesante rilievo sul provvedimento contestato dai radicali: “…il Regolamento Regionale recentemente introdotto si pone oggettivamente come ostacolo, quantomeno di natura psicologica, all’interruzione volontaria di gravidanza, posto che, prevedendone la sepoltura, si tende ad assimilare il prodotto del concepimento ad un individuo, concetto propugnato dagli anti-abortisti e negato dai loro avversari …”. In una successiva dichiarazione alla stampa (giugno 2007) il sostituto procuratore aggiunse: “L’archiviazione l’ho chiesta perché il regolamento non viola le norme. Questo però non mi impedisce di dire che il provvedimento sulla sepoltura dei feti sia un ostacolo a una legge dello Stato, fatta apposta per evitare il ricorso agli aborti clandestini. Lo scandalo non è che sia stato approvato un regolamento che permette di seppellire anche i feti con meno di 20 settimane di gestazione. Se una donna perde un figlio e lo vuole seppellire, quella è una questione privatissima su cui nessuno deve permettersi di esprimere giudizi. Lo scandalo è che la Regione Lombardia attraverso questo nuovo regolamento voglia imporre il concetto che ogni feto abortito ha “diritto” ad una sepoltura. Questo significa che anche alle donne che si rivolgono alle strutture ospedaliere per interrompere volontariamente la gravidanza – una scelta nella maggior parte dei casi molto sofferta e dolorosa, a prescindere dalle motivazioni – verrà richiesto se vogliono seppellire il feto. Si tratta di un’aberrazione: per una donna che sceglie di abortire dare sepoltura al proprio feto vuol dire in qualche modo ammettere di aver ucciso qualcuno”. Si tratta - continua Ravelli - di una posizione che rispecchia da vicino la tesi sostenuta dai radicali. Il dottor Ghezzi ha individuato in modo preciso il peccato originale che macchia indelebilmente il regolamento regionale: il tentativo di condizionare la libera scelta, garantita da una legge dello Stato, delle donne che intendono abortire. Lo ribadiamo: si tratta di un’aberrazione giuridica, segno di una perversione ideologica senza limiti. La legge già prevede il diritto di potere chiedere la sepoltura per i feti abortiti prima delle venti settimane, ma una disposizione della Regione Lombardia impone di chiederlo a tutte le donne, in tutti i casi di aborto, spontaneo o volontario. Si tratta di una violenza psicologica. Noi crediamo che sia un diritto di chiunque potere chiedere la sepoltura per un prodotto del concepimento, come la legge italiana permette, ma che non possa essere un obbligo. Non si può imporre alla donna che ha avuto un aborto spontaneo, o per interruzione volontaria di gravidanza, ulteriori sofferenze calpestando la propria sensibilità.

Postato da sergio_ravelli Martedì, 11 maggio 2010 @ 19:32:28

 Rassegna stampa: INCONTRO PUBBLICO SUL TEMA: NUCLEARE NO GRAZIE!


CONTRO IL NUCLEARE RADICALI
IN CAMPO, IERI COME OGGI
Venerdi 14 incontro pubblico con la deputata Zamparutti e l'ex senatore Pezzoni
(“La Cronaca” del 9.5.2010)

Contro il ritorno al nucleare i radicali di Cremona organizzano un incontro pubblico in programma per venerdi 14 maggio alle 17,45 presso la sala Conferenze di Palazzo Cattaneo (piano terra). Interverranno: Elisabetta Zamparutti, deputata radicale in Commissione Ambiente; Marco Pezzoni, già deputato, esponente del Coordinamento di CreaFuturo; Sergio Ravelli, presidente del Comitato nazionale di Radicali Italiani: Nel corso dell'incontro, che sarà presieduto da Ermanno de Rosa, segretario dell'Associazione radicale Piero Welby, verrà presentato il dossier "Siamo stati troppo cattivi, mangeremo pesci radioattivi - cronistoria di una lotta radicale contro la centrale nucleare di Caorso".
"Le prevedibili polemiche sulla scelta dei siti nucleari - commenta Ravelli - e la convocazione da parte del governo di tutte le imprese "interessate" al settore, ci spingono a riproporre alcuni quesiti di fondo che non hanno avuto risposte convincenti, insieme à problemi rimasti insoluti. Ripetiamo la domanda che abbiamo posto nel 2008: in termini di costi/benefici, conviene al nostro paese costruire centrali nucleari impegnando nei prossimi anni 25/30 miliardi per soddisfare, ben che vada a partire dal 2020 il 25% dei consumi elettrici attuali che corrispondono solo a circa il 4,5% dei consumi finali di energia? Non esiste altro modo per raggiungere e persino superare lo stesso obiettivo?"
"Per cultura e prassi politica - conclude Ravelli - i radicali non sono affetti dalla sindrome Nimby o da psicosi catastrofiste, ma ritengono che le alternative esistono: efficienza energetica, energie alternative, ricerca. Sicché ripetiamo la domanda: il nucleare conviene? Risolve? Attorno a questi interrogativi si svilupperà l’incontro pubblico, promosso dall’Associazione radicale Piero Welby di Cremona, che si terrà venerdi 14 maggio"

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Postato da sergio_ravelli Domenica, 09 maggio 2010 @ 19:10:17

 Rassegna stampa: SEPOLTURA DEI FETI E DEGLI EMBRIONI


MESTA CERIMONIA PER 26 BIMBI MAI NATI
Una ventina di persone ha partecipato ieri alla prima delle inumazioni previste al cimitero
(“La Cronaca” dell'8.5.2010)

Ravelli: "Monumenti alla colpevolizzazione"
"Temevamo che, ancora una volta, avrebbero molestato le donne, violando privacy e legge 194, e prontamente avevamo depositato un esposto alla Procura di Milano all’indomani dell’approvazione del regolamento regionale sulla sepoltura obbligatoria anche dei feti sotto le 20 settimane. Alcuni ci avevano risposto che era un adempimento di legge, un “vuoto da colmare”. Altri con un “vigileremo”, ironizzando sulla nostra previsione che alle donne sarebbe stato chiesto cosa fare del “materiale abortivo”. Oggi abbiamo la conferma che avevamo ragione. La tumulazione collettiva nella Lombardia formigoniana di decine di migliaia di aborti spontanei (una misera imitazione dei fondamentalisti cristiani "pro-life" che operano negli Stati Uniti, spesso con metodi anche violenti) ha aperto la strada alle tombe collettive dei “bimbi mai nati”, per i macabri riti delle associazioni antiabortiste. Sin dall’inizio di questa vicenda, l’intento è sempre stato quello di accanirsi psicologicamente contro le donne che vogliono ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza, creando condizionamenti e sensi di colpa. Lo ribadiamo con forza: i feti e gli embrioni non sono persone. Non vanno in alcun modo equiparati alle persone nate e poi morte. Con la presenza di una tomba si raggiunge l’obiettivo di una colpevolizzazione permanente. La colpa è rappresentata da un luogo fisico, così che la donna non possa più dimenticare il suo crimine. Ecco il “non dimenticare” degli estremisti cattolici: finalmente hanno ottenuto le fosse comuni per i feti, per poter equiparare gli aborti allo sterminio dell’Olocausto! La Regione Lombardia ed ora il Comune di Cremona vogliono che ogni donna che ha abortito abbia una tomba su cui piangere la sua colpevolezza, su cui autoflagellarsi per il resto dei suoi giorni per aver scelto di non portare a termine la gravidanza. Vergogna!"

Postato da sergio_ravelli Sabato, 08 maggio 2010 @ 14:52:14

 Rassegna stampa: L'AMIANTO UCCIDE ANCHE A CREMONA

Ieri prima udienza promossa dai familiari.
CALDAISTA UCCISO DALL'AMIANTO
Ravelli: "Una iniziativa coraggiosa"
(“La Provincia” del 7.5.2010)

"Voglio esprimere la mia personale vicinanza e solidarietà ai familiari di Ottorino Cervi per la coraggiosa iniziativa che hanno intrapreso". Lo ha affermato lo storico radicale Sergio Ravelli. "Di fronte all’inerzia e all’indifferenza del Governo nel suo complesso e in particolare dei ministri competenti riguardo ad una situazione gravissima che costituisce un vero e proprio attentato alla salute della collettività - dal 2008 stiamo infatti attendendo il decreto attuativo per l’utilizzo del fondo di 50 milioni di euro per il risarcimento delle vittime per malattie correlate all’esposizione all’asbesto – la battaglia della famiglia Cervi assume un significato e un rilievo ancora maggiore". Assicuriamo a loro, come a tutti i familiari e i malati per 'esposizione all’amianto' il nostro impegno - a concluso Ravelli -, soprattutto attraverso l’iniziativa parlamentare della deputata radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, perché siano individuate le possibili soluzioni da approntare a fronte di una situazione molto grave e che minaccia di ulteriormente aggravarsi nei prossimi anni".

Postato da sergio_ravelli Sabato, 08 maggio 2010 @ 14:31:59

 Rassegna stampa: RICORDO DELLA PRIMA MARCIA ANTINUCLEARE A CREMONA

IN MARCIA A CAORSO, 33 ANNI DOPO
Il 24 aprile 1977 la marcia da
Cremona a Caorso con Emma Bonino
(“La Cronaca” del 25.4.2010)

...Ma pochi si ricordano che proprio da Cremona partì, per iniziativa dei radicali, la battaglia antinucleare in Italia. Esattamente 33 anni fa (era il 24 aprile 1977) si tenne la prima marcia popolare antinucleare da Cremona a Caorso. Vi partecipò, fra molti altri, anche Emma Bonino. Ecco il racconto di quell'evento attraverso quanto scritto dal cremonese Sergio Ravelli nel suo libro "Radicale ignoto".

Uno dei primi dossier che i neo deputati radicali riuscirono a portare a conoscenza dell’opinione pubblica fu quello riguardante il nuovo Piano energetico nazionale (PEN). Nel silenzio di una commissione parlamentare, senza una strategia energetica complessiva, si stava dando avvio alla costruzione di nuove centrali nucleari, almeno 4, per poi passare ad un programma più impegnativo per altri 20 (poi ridotti a 12) impianti nucleari. Preoccupati perché una decisione di tale portata potesse essere assunta senza un confronto pubblico di idee e un’informazione approfondita sulle implicazioni economiche, politiche, sulla qualità della vita e dell’ambiente, della sicurezza e la protezione sanitaria legate alla scelta nucleare, i radicali chiedevano una moratoria alle costruzioni di nuove centrali e nel contempo l’impulso immediato alle politiche di risparmio energetico e di razionalizzazione nell’utilizzo delle risorse nazionali. Da anni, da entrambe le sponde del Po, osservavamo crescere il grande impianto, che i pessimisti chiamavano il “Mostro” ed altri, confidenzialmente, “Arturo”. Localizzata nel comune di Caorso, un piccolo paese a metà strada tra Cremona e Piacenza, la centrale nucleare da 850 MW era oramai in fase di ultimazione. Con Marcello Crivellini, allora segretario regionale lombardo del Partito Radicale, e Marina Valcarenghi, sorella di Andrea e redattrice di “Re Nudo”, avevamo ispezionato per bene il percorso, da Cremona a Caorso (15 km), e da Caorso a Zerbio (4 km), la località del sito nucleare. Si poteva fare. A piedi! L’idea un po’ pazza fu quella di organizzare una “marcia popolare nonviolenta contro le centrali nucleari sul Po”, con partenza da piazza del Comune di Cremona e, dopo un paio di soste lungo il percorso, arrivo alla piazza della Rocca di Caorso, per unirci al grosso dei manifestanti e con loro proseguire fino al piazzale della centrale. La data individuata: domenica 24 aprile 1977. Unica preoccupazione, la possibile presenza di gruppi dell’Autonomia. Per questo la testa del corteo doveva essere composta soltanto dai marciatori provenienti da Cremona (in pratica tutti militanti radicali) e da “indiani” e freakettoni di “Re Nudo”.

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Postato da sergio_ravelli Martedì, 27 aprile 2010 @ 14:41:08 - Continua...

 Rassegna stampa: MANIFESTAZIONE DEI RADICALI SUL CASO TAMOIL

TAMOIL, I RADICALI PRONTI A NUOVO SIT-IN
(La Cronaca del 24.4.2010)

...Sul caso Tamoil, un altro politico si è mosso sulla vicenda ambientale-economica che interessa da vicino la raffineria e l'intera città. Si tratta di Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste éd, chiamato diverse volte a Cremona da Sergio Ravelli, leader storico del partito. Cinque le interrogazioni presentate negli ultimi anni, alcune delle quali ancora senza risposta. I radicali hanno promosso negli ultimi mesi da ottovre a marzo, diverse iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle autorità: con un sit-in sul piazzale della raffineria e più di recente con la manifestazione davanti alla Procura che chiedeva ai magistrati di unificare tutti i fascicoli concernenti gli episodi di inquinamento ed indagando l'esistenza di eventuali reati associativi. Il prossimo appuntamento sarà probabilmente a maggio, con una richiesta di incontro con il direttore dell'Asl. Scopo: sollecitare l'indagine epidemiologica che molto probabilmente sta procedendo, ma di cui i cittadini cremonesi non vengono mai informati. L'urgenza c'è, soprattutto alla luce dell'esistenza, confermata dallo stesso magistrato che indaga, di cartelle cliniche di dipendenti Tamoil che testimoniano un'elevata esposizione al benzene.
"Abbiamo un sogno - afferma Turco nel dossier presentatoa marzo dai Radicali - "La Tamoil si deve far carico - e questa sarebbe la giusta ammenda non solo nei confronti dei lavoratori ma di tutta la città - di riconventire nella città di Cremona le proprie attività. Per esempio diventando da società inquinante impresa per disinquinamenti industriali". (Giuliana Biagi)

Postato da sergio_ravelli Martedì, 27 aprile 2010 @ 14:24:50

 Rassegna stampa: LA SITUAZIONE DEL CARCERE DI CA' DEL FERRO A CREMONA

I RADICALI MOBILITATI. Ravelli:
«Se non si interviene si va verso un’estate torrida»
(La Provincia del 21.4.2010)

Il leader storico dei Radicali cremonesi, Sergio Ravelli, ha preannunciato nelle scorse ore una visita presso il carcere di via Cà del Ferro. Reduce dall’ultimo Comitato nazionale di Radicali Italiani che si è svolto a Roma (e che Ravelli ha presieduto), il ‘radicale ignoto’ cremonese ha ribadito che, appena possibile, ripeterà la visita oltre i cancelli della casa circondariale di Cremona. Molti esponenti del partito guidato da Marco Pannella ed Emma Bonino faranno la stessa cosa in decine di carceri italiani. La data, per Cremona, potrebbe essere quella di Ferragosto - un appuntamento tradizionale per quel che concerne queste iniziative radicali - ma, se possibile, anche vista la situazione, Ravelli cercherà di anticipare. «Mentre le agenzie hanno appena terminato di diffondere la notizia del ventesimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno — spiega Ravelli — in commissione giustizia i gruppi parlamentari di Pd, Lega e Idv hanno iniziato il tiro al bersaglio sul decreto Alfano, che prevede gli arresti domiciliari per i detenuti che devono scontare meno di 12 mesi e per la messa in prova (lavori socialmente utili) degli imputati per reati che prevedono una pena non superiore a tre anni. Due provvedimenti tutt’altro che rivoluzionari — spiega Ravelli — ma di sufficiente buonsenso per affrontare quella che nelle carceri italiane si preannuncia come una torrida estate. Trovo irresponsabile questa scelta dei gruppi parlamentari ai quali evidentemente sfugge lo stato di prostrazione della comunità

Postato da sergio_ravelli Martedì, 20 aprile 2010 @ 14:01:24

 Rassegna stampa: LA SITUAZIONE DEL CARCERE DI CA' DEL FERRO A CREMONA

RECORD DI DETENUTI: CARCERE AL COLLASSO
Reclusi oltre quota 310 e agenti al minimo storico.
Si profila il passaggio da due a tre persone per cella
(La Provincia del 21.4.2010)

Carcere di via Cà del Ferro al collasso. Come mai è capitato nella sua storia ormai ventennale. Lo dicono i numeri, che delineano un record tutto da dimenticare: il massimo di detenuti e il minimo di agenti operativi , costretti da anni a lavorare sui tre quadranti (otto ore al giorno) anziché sui quattro previsti da contratto. Nella casa circondariale di Cremona i detenuti in questi giorni oscillano tra le 310 e 320 unità a fronte di una capienza regolamentare di 196 reclusi (fissata al momento del varo del carcere, nel 1992) e di una capienza tollerata di 300 detenuti. Le sezioni attive sono cinque su sei. Quanto agli agenti, dei circa 160 che dovrebbero prendere parte ai servizi, se ne contano soltanto 135 davvero operativi. L’assetto varato diversi anni fa per ampliare la capienza del carcere — il passaggio da uno a due detenuti nelle celle che sono di nove metri quadrati — potrebbe subire un ulteriore ritocco. I tre detenuti per cella — un’eventualità al momento non imminente — potrebbero diventare realtà se la progressione del numero di reclusi non si arresterà e se la nuova struttura in via di costruzione tarderà a entrare in funzione, non tanto per il procrastinarsi dei lavori (cosa poco probabile vista la celerità con la quale procedono) quanto per il mancato arrivo di nuovi agenti. L’effetto indulto è un lontano ricordo. «L’impatto di quella legge è sfumato a sette mesi dall’entrata in vigore», spiega uno degli agenti che da anni lavora a Cà del Ferro. Il calo degli uomini della penitenziaria si deve alla mancanza di nuove assunzioni e al numero crescente di distaccamenti, che nella stragrande maggioranza sono a favore delle case circondariali del Sud Italia, dove, infatti, gli agenti o non mancano o mancano in misura molto minore rispetto a quanto accade tra le Alpi e il Po. Se questa tendenza non muta, inizierà a farsi vivo chi chiede di modificare le nome che regolano i distaccamenti o addirittura qualcuno che propone l’assunzione su base regionale degli agenti della penitenziaria, per non assistere allo stillicidio di distaccamenti verso Sud. I numeri appena delineati devono preoccupare non poco il direttore della casa circondariale, Ornella Bellezza, che da anni è in prima linea per trarre il massimo dalle risorse disponibili e continuare a garantire istituti e servizi che altrove sono un lontano ricordo. Stessa cosa può dirsi per gli agenti della polizia penitenziaria, sulla cui professionalità non ci piove. Chi segue da anni la vicenda del carcere cremonese è Sergio Ravelli, storico esponente dei Radicali, presidente del Comitato nazionale del partito fondato da Marco Pannella ed Emma Bonino. Passata in rassegna tutta la trafila, le critiche di Ravelli si concentrano sul ‘no’ di vari partiti (Idv, Lega e Pd) al decreto del guardasigilli Angelino Alfano, che prevede arresti domiciliari per i detenuti che devono scontare meno di 12 mesi. «Alla stato attuale — spiega Ravelli — gli agenti di polizia penitenziaria, cronicamente sotto organico, sono stati costretti a ridivenire ‘agenti di custodia’, incaricati essenzialmente di ‘custodire’ i detenuti in celle che scoppiano, senza poter dare vita ad alcun tipo di trattamento rieducativo ai fini del reinserimento sociale». (G. Guglielmone)

Postato da sergio_ravelli Martedì, 20 aprile 2010 @ 13:57:45

 Documenti: COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI: LA MOZIONE

COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI
La Mozione generale approvata

Il Comitato Nazionale di Radicali Italiani, riunito a Roma il 16, il 17 ed il 18 aprile 2010, udite le relazioni del Segretario e del Tesoriere, le approva.
Il Comitato, con riferimento alle elezioni del 28 e 29 marzo 2010, prende atto della sconfitta della Lista Bonino-Pannella per aver fallito l’obiettivo della presentazione delle candidature in tutte le 13 Regioni chiamate alle urne, obiettivo individuato per proseguire la lotta politica nonviolenta per l'affermazione dello stato di diritto e della democrazia che già aveva connotato la campagna per le elezioni europee del giugno 2009.
Ribadisce il carattere antidemocratico anche di queste elezioni Regionali, a cominciare dalla manipolazione delle leggi elettorali avvenuta in sei regioni sino a poche settimane dal voto e dall’impossibilita, in molti casi, di raccogliere le sottoscrizioni degli elettori a causa di una gravissima incertezza sugli adempimenti necessari, protrattasi sino a trenta giorni della scadenza dei termini. Durante la fase prelettorale di presentazione delle liste di candidati, le istituzioni della Repubblica si sono rese responsabili di una serie senza precedenti di omissioni e di violazioni di obblighi di legge che hanno negato ai cittadini il godimento dei diritti civili costituzionalmente garantiti. Il Ministero dell’interno, infatti, non ha impartito alle oltre 200 mila persone cui la legge affida la funzione di autenticare le firme le disposizioni necessarie per esercitare utilmente il loro potere-dovere di farlo; Comuni, Province, Tribunali e Procure non hanno predisposto ed organizzato un adeguato servizio pubblico di autenticazione; la Rai, violando quanto previsto dalla legge e dal Regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza, ha trasmesso le informazioni relative alle procedure elettorali e le modalità per sottoscrivere le liste di candidati solo negli ultimi sei giorni ed in orari di bassissimo ascolto. È accaduto così che l’onere della raccolta firme, nato per arginare le candidature temerarie e le liste senza rappresentatività, sia divenuto uno strumento per impedire l’accesso alle elezioni di quelle forze politiche che vivono al di fuori del recinto partitocratico.

Postato da webmaster Martedì, 20 aprile 2010 @ 13:43:57 - Continua...

 Rassegna stampa: MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE DI CREMONA

NO ALLA GIUSTIZIA SPEZZATINO
DOSSIER SULLA «STORIA INQUINATA»
I Radicali incalzano i pm:
‘Indaghino se c’è un reato associativo’
(“La Provincia” del 31.3.2010)

In ottobre il sit-in l’avevano fatto davanti alla Tamoil per attirare l’attenzione sul «problema dell’inquinamento e sulla messa in sicurezza dell’impianto». Stavolta, i Radicali si sono dati appuntamento davanti al palazzo di giustizia per dire «No allo spezzatino giudiziario», perché «va benissimo che sia stato aperto un fascicolo nell’estate del 2007 e che si sequestrino pezzetti di raffineria in relazione ad episodi specifici», ma «noi crediamo che il fascicolo debba essere unico e che si debba indagare a tutto campo e soprattutto crediamo che si debba indagare se siano stati commessi eventuali reati associativi». Mittenti del messaggio il procuratore Roberto di Martino e il pm Cinzia Piccioni, la quale nel luglio 2007 ha aperto l’indagine madre sull’inquinamento Tamoil, da cui sono poi originate inchieste costola. E sotto accusa ci finisce l’Arpa. «Noi non ci fidiamo», sentenzia il deputato radicale Maurizio Turco, anche lui ieri in via dei Tribunali. Undici e trenta. Il primo ad arrivare è Sergio Ravelli. In mano un dossier che racconta «una storia inquinata» attraverso gli articoli dei giornali e gli interventi di Turco al ministero. I radicali, otto in tutto, si infilano i cartelli: «Berlusconi fatti dare i soldi della bonifica dal tuo amico Gheddafi»; «La salute pubblica non è un optional»; «Inchiesta Tamoil: sono stati commessi reati associativi?»; «Il fascicolo deve essere unico»; «Stiamo aspettando dall’estate 2007»; «No allo spezzatino giudiziario», «Veleni nell’aria e nel Po terreni inquinati. E la magistratura che fa?». Nel dossier, Ravelli ha raccolto le dichiarazioni rilasciate dal procuratore Roberto di Martino alla stampa: «Nel caso Tamoil la salute dei lavoratori non è stata tutelata», «La cadenza degli episodi non può essere casuale», «la situazione è grave e allarmante, emergono situazioni di sofferenza dei dipendenti». Il leader dei Radicali afferma che «non è una protesta, ma una proposta di modalità di interventi giudiziari». E cita Pasolini: «Non siamo magistrati e non abbiamo l’onere della prova. Possiamo solo dire con Pasolini che noi sappiamo chi sono i responsabili dello scempio ambientale e di vite umane ma non abbiamo le prove». Capitolo «fermo dell’impianto». «Pensiamo che la Tamoil corra il forte rischio di finire come un deposito. C’è il rischio che si stacchi la spina e tutto rimanga fermo sulle spalle delle istituzioni. Noi siamo per una riconversione della Tamoil, naturalmente a sue spese. Ecco perché diciamo a Berlusconi, che di Gheddafi è amico, di farsi dare da lui i soldi per la bonifica», spiega Ravelli. «Sia chiaro che la chiusura dipende dal mercato», incalza Ermanno de Rosa: «Dagli anni Ottanta ad oggi il mercato della raffineria si è andato riducendo. In Europa sono stare chiuse 50 raffinerie su 141, in Italia 12 su 90 e questo ha inciso sullo stato attuale della nostra raffineria che non è stata chiusa subito, mentre quella di Bertonico, più moderna e non in città, sì. Perché?». Per il deputato Turco «il fatto che il mercato imponga la chiusura della raffineria è un alibi. Noi chiediamo alla magistratura che ci sia un risarcimento da dare a dipendenti e cittadinanza. Non si può andare via senza che non sia smantellata la raffineria. No alla chiusura dei cancelli, lasciando dentro così com’è». (Francesca Morandi)

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Postato da sergio_ravelli Giovedì, 01 aprile 2010 @ 19:11:15

 Rassegna stampa: MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE DI CREMONA

TAMOIL, LA PROTESTA RADICALE
“NO ALLO SPEZZATINO GIUDIZIARIO”
(“La Cronaca” del 31.3.2010)

Davanti al Tribunale in un sit-in silenzioso per dire no allo “spezzatino giudiziario” sulla raffineria Tamoil. E’ la nuova provocazione dei Radicali cremonesi, che ieri mattina si sono presentati all’ingresso di palazzo di giustizia per distribuire volantini e il dossier “Una storia inquinata, cronistoria di una lotta radicale a Cremona”. L’argomento principale era il futuro della raffineria cremonese, in attesa di conoscere il verdetto della Procura, in procinto di chiudere il primo troncone delle indagini, quello relativo all’inquinamento della falsa acquifera. “Berlusconi, fatti dare i soldi della bonifica al tuo amico Gheddafi”, “la salute pubblica non è un optional”, “sono stati commessi reati associativi?”, “se non ora, quando?”, “il fascicolo deve essere unico”, “stiamo aspettando dall’estate del 2007”, “veleni nell’aria e nel Po, terreni inquinati. E la magistratura cha fa?”, “no allo spezzatino giudiziario”, sono i messaggi riportati ieri dai Radicali che chiedono giustizia “Non siamo magistrati e non abbiamo l’onore della prova”, ha commentato Sergio Ravelli, leader storico dei Radicali e presidente del Comitato nazionale del partito fondato da Marco Pannella. E, citando Pasolini: “Possiamo solo dire che noi sappiamo chi sono i responsabili dello scempio ambientale e di vite umane, ma non abbiamo le prove”. “La nostra iniziativa”, ha continuato Ravelli, “punta l’attenzione su quanto è stato fatto sul fronte giustizia, sui tempi e sui modi con i quali si è mossa e si sta muovendo. Ma una cosa è certa: la raffineria della Tamoil va riconvertita, e subito. L’area interessata dall’inquinamento va bonificata e va avviata al più presto una seria indagine epidemiologica su lavoratori e residenti”… “Vogliamo l’inchiesta in un fascicolo unico con tutti gli accadimenti di Tamoil, perché i fatti sono di un’unica fattispecie, gravi e allarmanti, come ha già detto il Procuratore Di Martino, anche per la salute pubblica. Questa è l’unica inchiesta che può dare la possibilità di accertare se esistano o meno reati associativi”…. Per Maurizio Turco, “l’intento della magistratura deve essere quello di garantire risarcimenti ai dipendenti e alla città”. “Non si può andare via senza aver smantellato la raffineria”. “No”, ha concluso poi il deputato radicale ad una domanda dei cronisti: “dell’Arpa non ci fidiamo”.
(Sara Pizzorni)

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Postato da sergio_ravelli Giovedì, 01 aprile 2010 @ 19:05:04

 Rassegna stampa: ANTEPRIMA NAZIONALE DEL FILM CECENIA

‘UN FILM DA DIFFONDERE’
Gian Marco Tognazzi alla
proiezione di ‘Cecenia’
(“La Provincia” del 31.3.2010)

Cecenia è un film indipendente, mai arrivato nelle sale - «Uno dei 40 che ho interpretato cui è toccata questa sorte», ha scherzato il protagonista Gian Marco Tognazzi, ieri ospite della proiezione al Filo -, che racconta la vicenda umana e professionale di Antonio Russo attraverso la storia (romanzata) del suo ultimo, incompiuto, reportage. Russo - free lance pluripremiato per i suoi servizi di guerra, stretto collaboratore di Radio Radicale - morì tra il 15 e il 16 ottobre del 2000, in Georgia: il suo corpo venne ritrovato ai margini di una strada sterrata a 25 chilometri da Tbilisi, nei pressi di un check-point russo. Nel film diretto nel 2002 da Leonardo Giuliano la vita del giornalista abruzzese, proteso con coraggio e caparbietà verso la verità, diventa esperienza esemplare della ricerca della libertà e della difesa della legalità. Valori connaturati al pensiero e alla politica del Partito Radicale, promotore della serata e ieri rappresentato dal leader cremonese Sergio Ravelli e dal vicepresidente nazionale Maurizio Turco. Gian Marco Tognazzi è salito sul palco al termine della proiezione (e poco prima dell’applauditissima replica al Ponchielli di Die Panne di Dürrenmatt diretto da Armando Pugliese, che ha chiuso la stagione di prosa) per parlare al pubblico: «Questo è un piccolo film che narra di una grandissima persona. Non conoscevo Antonio Russo: l’incontro con la madre e le conversazioni con amici e conoscenti sono serviti a immedesimarmi in un personaggio unico e straordinario». Abbandonandosi alla consueta (ma costruttiva) vis polemica, Tognazzi ha riservato una stoccata al mondo televisivo e, più in generale, allo smarrito senso civico ed etico del Belpaese: «Questa pellicola meriterebbe almeno di essere trasmessa sulle reti nazionali. Per non uccidere Antonio una seconda volta». Sul palco con Gian Marco, anche il coprotagonista della pellicola, Bruno Armando, e il presidente della Società Filodrammatica Cremonese Giorgio Mantovani. (Riccardo Maruti)

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Postato da sergio_ravelli Giovedì, 01 aprile 2010 @ 18:36:46

 Rassegna stampa: ANTEPRIMA NAZIONALE DEL FILM CECENIA

UN FILM PER NON DIMENTICARE
ANTONIO RUSSO
(La Cronaca del 31.3.2010)

Ieri pomeriggio al Filo è stata proiettato il film “Cecenia”di Leonardo Giuliano, con Gianmarco Tognazzi, sulla morte dell’inviato di Radio Radicale Antonio Russo. Si tratta di un film definito “desaparecido” per la mancata distribuzione non solo nelle sale cinematografiche, ma anche nei circuiti dell’home video. Un destino che accomuna molti film coraggiosi che trattano di temi scomodi. Grazie all’iniziativa di Sergio Ravelli, Presidente del Comitato Nazionale dei Radicali, e dell’ospitalità della Società Filodrammatica, un folto pubblico, proveniente anche da città vicine, ha potuto assistere alla proiezione in anteprima pubblica nazionale in una pubblica sala. La pellicola racconta la storia di Antonio Russo, il giornalista di Radio Radicale ucciso in Georgia il 16 ottobre 2000 mentre indagava sui crimini commessi dai russi in Cecenia. Antonio Russo (Gian Marco Tognazzi) è in viaggio verso la Cecenia, da Tblisi attraverso le montagne per raccogliere testimonianze di una guerra in atto di cui si parla poco. Suo compagno di viaggio è Luca Brivi (Bruno Armando), un ambiguo giornalista. I due intraprendono una spedizione al fianco dei partigiani ceceni, dalla Georgia verso l'interno, una missione presto vanificata da un attacco dell'esercito russo. Antonio riuscirà a raccogliere alcune drammatiche documentazioni degli orrori che si compiono in quella terra, ma qualcuno gli impedirà di diffonderle. La pellicola, pur se girata a basso costo, è di una potenza espressiva sconvolgente e centra l’obiettivo di far aprire gli occhi su una realtà troppo spesso sottaciuta. Subito dopo la proiezione si è svolto un interessantissimo dibattito, coordinato da Ravelli, tra i protagonisti del fim, Tognazzi e Armando, e il parlamentare Maurizio Turco, vicepresidente vicario del Senato del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, venuto appositamente a Cremona per l’evento, ha conosciuto personalmente Antonio Russo, ora si occupa delle questioni estere del partito radicale transnazionale. E’ un film di triste e tragica attualità. “Rivederlo - ha spiegato Tognazzi è stata una sensazione forte: “sono passati 15 anni ma i problemi ceceni sono ancora quelli, pensiamo a quello che ieri è successo in Russia. Fa piacere aver fatto un piccolo film per un grande uomo. Antonio è molto più di quello qui è stato descritto”. “Questo film - afferma Tognazzi - fu fatto per dare visibilità a chi ha dato la sua vita per l’informazione: non far conoscere questo film è come ucciderlo una seconda volta. Purtroppo siamo in un paese che ha difficoltà a riconoscere e a far conoscere le grandi personalità che esprime”. Ravelli ha conosciuto Antonio Russo “Era trafelato e correva a prendere un taxi per uno dei suoi viaggi. E’ stato testimone dei conflitti in Ruanda, in Burundi. Quando tutti i giornalisti andarono via lui fu l’unico a rimanere in Kosovo”. Anche Maurizio Turco ha portato un’esperienza personale: “Aveva un modo tutto suo di fare il giornalista, era orgoglioso di non essere iscritto all’ordine. Gianmarco ce lo ha presentato meglio di come avrebbe potuto chi lo avesse conosciuto. Ci ha restituito Antonio così come era, con le sue fragilità e le sue debolezze. Era sempre alla ricerca continua di libertà e diritti. C’è una Cecenia ancora oggi, ma mancano gli Antonio Russo. Grazie, Gianmarco, ci hai lasciato una presenza viva” Bruno Armando ha sottolineato come sia “doloroso pensare che Antonio sia morto invano. Detto questo il mio personaggio rappresenta il male del giornalismo, quello dei maneggioni, l’opposto di Antonio, uno che aveva a che fare con i servizi Russi. Non si è mai saputa la responsabilità della morte di Russo, si sa che i ceceni non si fidavano più. Questo personaggio inventato è stato inserito proprio per rappresentare la difficoltà di trovare una responsabilità precisa.” Tognazzi: ”Non si sa chi ha voluto questa morte sotto tortura, Antonio è stato schiacciato da una pressa. Il regista, con questo personaggio, ha voluto metterci tutti i dubbi, anche le responsabilità di qualcuno che, anche in Italia non aveva piacere che Antonio raccontasse quello che vedeva.” Ma perché nel nostro paese bisogna supplicare per far vedere un film che parla di persone che si sono indignate e hanno detto di no? si chiede Tognazzi. “Forse - conclude - siamo davvero nella terza fase come direbbe Luttazzi: questo è un paese che non reagisce più. (Annamaria Abbate)

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Postato da sergio_ravelli Venerdì, 26 marzo 2010 @ 17:58:04

 MANIFESTAZIONE DEI RADICALI SUL CASO TAMOIL

CASO TAMOIL: SIT-IN SOTTO LA PROCURA
Manifestazione dei Radicali fissata per il 30 marzo
Ravelli: ‘Nostro dossier sui quasi 3 anni di indagine’
(La Provincia del 17.3.2010)

Dall’assemblea delle canottieri al sit-in sotto gli uffici giudiziari: quelli dove sono custoditi i fascicoli aperti sui vari fronti che riguardano l’inquinamento legato alle attività della Tamoil. Una manifestazione dai toni forti quella organizzata dai Radicali cremonesi per il prossimo 30 marzo davanti alla Procura. Vi prenderanno parte anche alcuni deputati, a cominciare da Maurizio Turco, l’onorevole che sulla vicenda Tamoil ha presentato non una ma quattro interrogazioni parlamentari. Il deputato radicale quelle interrogazioni le ha replicate a distanza di quindici giorni, con pervicacia svizzera. I riscontri, però, sono stati pochi, pochissimi: il ministro competente, infatti, ha risposto soltanto una volta. «Da tempo lavoriamo a un dossier su quanto avvenuto negli ultimi due anni e otto mesi, vale a dire da quando è venuta a galla la vicenda dell’inquinamento e la Procura della Repubblica di Cremona ha iniziato a indagare. Quella che stiamo preparando è una tipica iniziativa radicale — ha spiegato ieri Sergio Ravelli — che stavolta punta l’attenzione su quanto fatto sul fronte della giustizia: «Sui tempi e sui modi con i quali si è mossa e si sta muovendo», spiega. Sembra di capire che i toni saranno forti: c’è anche chi accenna allo «spezzatino» nel quale sarebbe finita l’indagine. «La manifestazione sarà silenziosa ma i toni saranno netti. E poi ci sarà una richiesta di documentazione. Nei volantini — precisa Ravelli — saranno inserite frasi di Roberto Saviano e Pierpaolo Pasolini: frasi forti, che non voglio anticipare. Nel corso delle precedenti iniziative, per lo più sit-in silenziosi, ci siamo concentrati sullo stabilimento Tamoil, sulla sua messa in sicurezza, sulla questione della bonifica e sull’indagine epidemiologica della quale si è parlato a lungo. Questa volta ci concentriamo sul fronte giustizia», ribadisce Ravelli. I Radicali, in effetti, sono stati più volte protagonisti di manifestazioni e iniziative su questa vicenda che interessa migliaia di cremonesi. A volte hanno avuto luogo davanti alla raffineria. A leggere tra le virgole di quanto spiegato ieri da Ravelli — leader storico dei radicali cremonesi nonché presidente del Comitato nazionale del partito fondato da Marco Pannella — c’è l’intenzione di prendere una posizione decisa in merito all’azione di quanti sono alle prese con l’inchiesta. Ma l’obiettivo è anche quello di arrivare ai primi punti fermi in merito ai vari aspetti trattati nei fascicoli gestiti dal sostituto procuratore della Repubblica Cinzia Piccioni e seguiti sempre da vicino dal procuratore Roberto di Martino, le cui parole, il giorno dell’insediamento, continuano a pesare come un macigno: «Cremona ha un problema ambientale». L’ultima manifestazione radicale in ordine di tempo, sul finire del 2009, si è svolta proprio di fronte all’ingresso della raffineria: una ventina di manifestanti allineati, ognuno con il proprio cartello giallo a tracolla. «Mettere in sicurezza gli impianti Tamoil subito», quello sorretto da Ravelli. (Giacomo Guglielmone)

Postato da sergio_ravelli Mercoledì, 17 marzo 2010 @ 12:52:57

 Rassegna stampa: LETTERA DI SERGIO RAVELLI AL QUOTIDIANO LOCALE

"E' necessario che vi sia pur qualcuno
per il quale Parigi non valga una messa"
(La Provincia di Cremona dell'8.3.2010)

Sig. direttore,
riguardo al decreto legge “salva-liste” (a proposito, e se in sede di conversione venisse bocciato?) mi permetta di esprimere la mia contrarietà alla scorciatoia del “male minore”, anche da lei ritenuta l’unica strada percorribile. Come lei sa, sin dal mese di gennaio abbiamo portato all’attenzione delle massime istituzioni della Repubblica una serie senza precedenti di omissioni e di violazioni di legge verificatesi infine negli ultimi sette mesi ed in particolare nella fase di presentazione delle liste, che rendono strutturalmente illegali le prossime elezioni regionali. Il problema, dunque, non era “sanare” gli errori di alcuni in Lazio e Lombardia bensì ripristinare i diritti di tutti gli italiani e ristabilire le condizioni minime di legalità della campagna elettorale. Noi Radicali abbiamo indicato in più occasioni una soluzione ragionevole e volta a rafforzare lo Stato di diritto anziché distruggerlo, vale a dire: un rinvio delle elezioni di cinque o sei settimane, rivedendo contestualmente i criteri di presentazione delle liste secondo gli standard e le prassi della maggioranza dei Paesi dell’Unione europea nonché la contemporanea definizione di regole chiare e certe che garantiscano a tutte le forze in competizione parità di diritti nell’accesso agli spazi di informazione televisiva. Di fronte a chi ha voluto sanare i propri errori attraverso provvedimenti anticostituzionali, noi Radicali continuiamo a lottare per il rientro nella legalità dello Stato italiano e la restituzione a tutti i cittadini dei diritti civili e politici che gli sono stati sinora negati, tenendo ben presente il monito di Benedetto Croce: “esistono momenti nella storia in cui è necessario che vi sia pur qualcuno per il quale Parigi non vale una messa". Sergio Ravelli

Postato da sergio_ravelli Lunedì, 08 marzo 2010 @ 13:32:05

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